Noûs
John Faser
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Lyrics
Prolessi ci ingannano sfamano sensi sfumano incensi risalgono densi
Esseri piangono immersi nel baratro segni di stacco
Sono marciti i tuoi semi Anassagora in mano una sciabola rotta
La bocca che sanguina vodka ridotta in frantumi
Tutto in frantumi
Selinuntini banchettano lungo i miei fiumi
Fuggo da nubi
Riflettono il dorso di alcuni paguri cazzo t'illudi non temo paludi
Asceso da rupi ho atteso digiuni lumi che ho acceso
Esclusi dai sensi comuni arresi agli effluvi mesi rinchiusi fumi pluviali
Resto zitto se mi impicco mentre vomito poi escogito un conflitto il mio soffitto è morbido posticcio sta mutando
Si basa tutto quanto su Democrito e Leucippo anche Il vuoto che ho trascritto e sto abbracciando
Senza volerlo il piacere catastematico eterno mi sta sfuggendo spingendo nel baratro
Cosa mi sta succedendo? non sento le mani
Cento richiami si stanno fondendo si stanno facendo pugnali
Le ali che ho perso a disprezzo dei mali
Riverso nei viali mari di gelso nei quali ho disperso liquami
Verso legami molecolari
Svuoto le retine porto l'odio di Empedocle
Vasche di vermi e miserie scuoto macerie fetide
Ascolto il respiro non vedi che
Ogni mattino rivivo
Descrivo epoche e uccido
L'essere di Parmenide
Non temo il dolore anche se sbianco
In quanto il quadrifarmaco si oppone impone altro
Ogni mio arto ricompone il sole e il bianco delle catene montuose muore replicando rose e il manto di vallate erbose
Stanco delle cose arranco nelle onde silenziose
La catarsi dei miei occhi fermi
Pasti certi di quei verdi pascoli astri degenti
Segni rimasti di nastri lucenti sfuggenti nottambuli atomi densi
Tuoni molteplici nei tuoi occhi spenti
Semplici fori fiori paraplegici splendidi assiomi
Eretici tomi dai suoni magnetici