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Mitridate, re di Ponto, K.87 - Act 1 - 'Teme Ismene a ragion'

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Lyrics

Teme Ismenia ragion Ma più di lei teme il mio cor S'affido Arbate Io stesso dopo il fatal conflitto La fama di mia morte Confermar tra voi feci Acciò che poi nel giungere improvviso Non fossero gli oltraggi a me celati Che soffro oh Dio Da due miei figli ingrati Da due tuoi figli? Ascolta In mezzo all'ira si fare d'Arfarnace Giusto e ben ch'io distinguo Ma quel che si facea Forse a l'entrambi preteso amor dalla Regina A quale di lor sembra che a Spasia dia più facil orecchio Io stesso a lei in quale aspetto ho da mostrarli Ah parla E quanto mai vedesti e quanto sai Fa' che sia dato a Mitridate ormai Signor Arfarnace appena entrò nella città Che impaziente corse a parlar D'amor la Regina A lei ribatté il trono Coll'ala stradisposta offrendo il dono E Dio! Senza lasciarle tempo A spargere almeno le lagrime dovute al celertio E si fare? Finora segno d'amor lui non vide E sembra che degno figlio di Mitridate Ei voglia sol di guerra pensieri e di vendetta Ma pure quale Ninfea disegnò la fretta? Quella di serbarsi colla forza dell'armi E col coraggio Ciò che perde credea del suo retaggio Ah questo è il minor premio Che un figlio al profo si deve A lui valle Arbate E lo accerta del paterno amor mio Farnace intanto cautamente si osservi Il Re al cenno io volo obbediente ad eseguir Che mai rivolgi in mente?