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I Reduci
Eugenio Finardi
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E allora รจ venuta la voglia di rompere tutto
Le nostre famiglie, gli armadi, le chiese, i notai
I banchi di scuola e i parenti, le 128
Trasformare in coraggio la rabbia che รจ dentro di noi
E tutto che saltava in aria
E c'era un senso di vittoria
Come se tenesse conto del coraggio la storia
ย
E allora รจ venuto il momento di organizzarsi
Di avere una linea, di unirsi intorno a un'idea
Dalle scuole ai quartieri, alle fabbriche per confrontarsi
E decidere insieme la lotta in assemblea
E tutto che sembrava pronto
Per fare la rivoluzione
Ma era una tua immagine o soltanto una bella intenzione
ย
E allora รจ venuto il momento dei lunghi discorsi
Ripartire da zero e occuparsi un poco di noi
Affrontare la crisi, parlare, parlare e sfogarsi
E guardarsi di dentro per sapere chi sei
E c'era l'orgoglio di capire
E poi la certezza di una svolta
Come se capire la crisi volesse dire che la crisi รจ risolta
ย
E allora ti torna la voglia di fare un'azione
Ma ti sfugge di mano e si invischia ogni gesto che fai
La sola certezza che resta รจ la tua confusione
Il vantaggio di avere coscienza di quello che sei
Ma il fatto di avere la coscienza
Che sei nella merda piรน totale
ร l'unica sostanziale differenza da un borghese normale
ย
E allora ci siamo sentiti insicuri e stravolti
Come reduci laceri e stanchi, come inutili eroi
Con le bende perdute per strada e le fasce sui volti
Giร a vent'anni siam qui a raccontare ai nipoti che noi
Noi buttavamo tutto in aria
E c'era un senso di vittoria
Come se tenesse conto del coraggio la storia
ย
La storia
ย