Le nozze di Figaro, K 492: Atto IV. N. 26 Aria: “In quegli anni in cui val poco” (Basilio)
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In quegli anni in cui val poco la mal pratica ragion, e bien
Ch'io lo stesso poco fui quel pazzo ch'or non son, fui quel pazzo
Ch'or non son, ma col tempo e coi perigli d'una flemma capitò i
Capricci ed i puntigli dalla testa mi cavò, dalla testa mi cavò
Presso un picciolo abituro, seco lei mi trasse un giorno
E tagliendo, giuro, il muro del pacifico soggiorno, una pelle
Di somaro, di somaro, di somaro prendi, disse, o figlio caro
O figlio caro; poi disparve e mi lasciò, poi disparve e mi lasciò
Mentre ancor tacito guardo quel dono, mentre ancor guardo
Quel dono, il ciel s'annuvola, rimbomba il gioco
Ristalla a grandine, struscia la piova, struscia la piova
E colle membra coprir mi giova col manto d'asino
Che mi donò, col manto d'asino che mi donò
Finisce il turbine, e io fo due passi
E fiero orribile transiome passi
Già già mi tocca l'ingorda bocca, già digli
Difendermi se me non ho, se me non ho, se me non ho
Ma il finto ignobile del mio vestito tolse alla belva sí l'appetito
Che disprezzandomi, che disprezzandomi si rincelvò, si rincelvò
Così conoscere mi fé la sorte con te pericoli, vergogna e morte
Col cuoio d'asino fuggir si può
Con te pericoli, vergogna e morte
Col cuoio d'asino fuggir si può
Col cuoio d'asino fuggir si può
Col cuoio d'asino fuggir si può
Fuggir si può
Fuggir si può